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	<title>Velut Luna Press</title>
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		<title>Salone del Libro di Torino 2013. Un luogo di incontro e scambio</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 14:08:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinzia.giorgio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è appena concluso in positivo il Salone Internazionale del Libro di Torino, giunto alla sua XXVI edizione. Noi eravamo lì. Gli ingressi, alle 18 del 20 maggio, sono stati 329.860, con un amento del 4% rispetto ai 317.482 della chiusura 2012. Un &#8230; <a href="http://www.velutlunapress.com/site/?p=759">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/652_logo_salone_libro_high_21.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-761" title="652_logo_salone_libro_high_2" src="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/652_logo_salone_libro_high_21-300x81.jpg" alt="" width="300" height="81" /></a>Si è appena concluso in positivo il Salone Internazionale del Libro di Torino, giunto alla sua XXVI edizione. Noi eravamo lì. Gli ingressi, alle 18 del 20 maggio, sono stati 329.860, con un amento del 4% rispetto ai 317.482 della chiusura 2012. Un nuovo record che supera di gran lunga tutti i risultati precedenti. Sul sito dell&#8217;evento (<a href="http://www.salonedellibro.it">www.salonedellibro.it</a>) si legge che nonostante il clima di crisi non preannunciasse grandi presenze, il salone invece ha premiato la voglia di cultura e la sete di sapere degli italiani.<span id="more-759"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il Salone è stato inaugurato giovedì 16 maggio dal ministro per i Beni e le Attività Culturali Massimo Bray. Nei giorni di apertura sono intervenute diverse personalità politiche, tra cui il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, la ministra per l’Integrazione Cécile Kyenge, il vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani.</p>
<p style="text-align: justify;">A conclusione del Salone 2013 si possono tirare le somme: un grande evento soprattutto di incontro per gli addetti ai lavori. Un settore, quello dell&#8217;editoria, che ha profondamente risentito della crisi economica ma che resiste proprio grazie alla volontà ferrea di case editrici, agenti, editor e soprattutto di lettori appassionati. Nei giorni del Salone è proseguito il confronto con i piccoli editori<strong> </strong>per migliorare e agevolare sempre più la loro preziosa partecipazione alla manifestazione torinese. In particolare, nei prossimi mesi verranno studiate nuove misure di sostegno<strong> </strong>oltre a quelle già adottate nell’edizione 2013, e che prevedeva per esempio lo sconto aggiuntivo del 10% sulle tariffe per gli associati Aie.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra gli ospiti non possono non essere menzionati: Valerio Massimo Manfredi,  Umberto Eco, Luis Sepulveda, Margherita Oggero, Ermanno Olmi, Giorgio Faletti, Gianrico Carofiglio, Donato Carrisi, Roberto Saviano, Paolo Di Paolo, Paolo Villaggio, Roberto Giacobbo, Paolo Giordano, Matteo Renzi e Massimo Gramellini. L’appuntamento è per il mese di maggio 2014<strong> </strong>con il Salone Internazionale del Libro numero 27 con ospiti Turchia e Guinea.  Intanto, buona lettura!</p>
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		<title>“Trilogia di Fitzwilliam Darcy, gentiluomo” di Pamela Aidan. Nei panni dell’orgoglioso più amato di tutti i tempi.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 09:18:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandra.rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Collane]]></category>
		<category><![CDATA[Fabula]]></category>
		<category><![CDATA[Lunatica]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[È fatto universalmente noto che un buon libro sarà sempre oggetto di imitazioni e emulazioni di ogni tipo, in ogni tempo e luogo. Questo è senza dubbio il caso di “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen. Da qualche anno a &#8230; <a href="http://www.velutlunapress.com/site/?p=751">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È fatto universalmente noto che un buon libro sarà sempre oggetto di imitazioni e emulazioni di ogni tipo, in ogni tempo e luogo. Questo è senza dubbio il caso di “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen. Da qualche anno a questa parte abbiamo assistito a una vera e propria riscoperta trasversale dell’autrice inglese e della sua opera più famosa. Da detective provetta a improbabile zombie, la nostra Jane è stata proiettata in una serie di mirabolanti avventure tra le più disparate, più o meno ben scritte da autori e autrici di tutto il mondo e la stessa sorte hanno subito i suoi personaggi più noti: Elizabeth Bennet e Fitzwilliam Darcy. Tra <em>prequel</em> e <em>sequel</em> della ormai <em>più che universalmente nota</em> storia d’amore tra i due, l’esperimento più interessante è senza dubbio quello compiuto da Pamela Aidan nella sua “Trilogia di Fitwilliam Darcy, gentiluomo” composta da: “Per orgoglio o per amore”, “Tra dovere e desiderio” e “Quello che resta”, editi da Tea.<span id="more-751"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver lavorato per trent’anni come bibliotecaria, Pamela Aidan riscopre la passione adolescenziale per la Austen, emulandola in modo più originale rispetto alle numerose colleghe, dando voce ai pensieri e alle sensazioni dell’orgoglioso, ma tanto amato Mr. Darcy. Chi di noi appassionate lettrici di Jane non ha mai desiderato sapere, almeno una volta, cosa passasse nella mente di Darcy e cosa provasse intimamente? La Aidan dipinge un Darcy <em>abbastanza bello da tentarci </em>e tutti e tre i volumi scorrono più che piacevolmente, uno dopo l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/Aidan-1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-752" src="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/Aidan-1.png" alt="" width="172" height="259" /></a>Nel primo della trilogia, “Per orgoglio o per amore”, sono riprese puntualmente le prime vicende del romanzo: l’incontro tra Darcy e Elizabeth e le prime incomprensioni, balli e passeggiate, fino alla partenza di Bingley da Netherfield, dissuaso dallo stesso Darcy nei suoi propositi di corteggiare Jane, la sorella di Elizabeth.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel secondo volume, “Tra dovere e <a href="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/Aidan-2.png"><img class="alignright size-full wp-image-753" src="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/Aidan-2.png" alt="" width="144" height="222" /></a>desiderio”, la Aidan dà prova di fantasia e capacità di ricostruzione storica degne di nota, raccontando le avventure di Darcy durante la sua assenza dalle pagine di “Orgoglio e pregiudizio”. Il povero Darcy, nel vano tentativo di dimenticare i begli occhi di Elizabeth, ormai lontana, accetta l’invito di un vecchio compagno di studi e si ritrova circondato di belle signore spudoratamente in cerca di marito, tra intrighi e macchinazioni dei presenti, fino alla capitolazione e al compromesso con sé stesso, ormai certo nessun matrimonio può salvarlo perché Elizabeth, pur non fisicamente presente, è ormai entrata nel suo cuore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/Aidan-3.png"><img class="alignleft size-full wp-image-754" src="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/Aidan-3.png" alt="" width="181" height="279" /></a>Nell’ultimo volume, “Quello che resta”, si riprendono le fila del romanzo originale, dalla prima sofferta dichiarazione a Elizabeth, che lo respinge, al disastro di Wickham e ai tentativi di Darcy di salvare la situazione, fino allo splendido lieto fine, anche tra Jane e Bingley.</p>
<p style="text-align: justify;">Lettura godibile, tra alti e bassi, anche per i puristi più fedeli all’originale, il lavoro della Aidan resta tra i più apprezzabili tentativi di riscoperta della Austen degli ultimi anni. Fedele nei personaggi e preciso nelle ricostruzioni, incentra però tutto sulla storia d’amore tra i due protagonisti, perdendo quel tocco di piacevolissima ironia tipico di Jane e la sua capacità di cogliere le debolezze degli uomini del suo tempo anche nei personaggi secondari, in un continuo tentativo di sottile denuncia soprattutto del ruolo della donna, tristemente sottovalutata nella società.</p>
<p style="text-align: justify;">La Aidan attinge a piene mani, specialmente per le vicende del secondo volume, dalle pagine delle autrici che hanno reso grande l’epoca Regency, a partire da Georgette Heyer, passando per Johanna Lindsey e Kathleen Woodiwiss  fino Lucinda Brant, dando sicuramente all’intera trilogia una forte connotazione rosa, nonostante i fatti passino attraverso il filtro di occhi maschili.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’insieme, però, non si può far torto all’autrice per questa scelta, né per quella di aver scorporato la vicenda in tre romanzi, indugiando a volte in modo un po’ monotono su certi passaggi trascurabili. Il prodotto finale resta piacevole e più che soddisfacente, senz’altro un primo suggerimento per deliziare i lunghi pomeriggi d’estate sotto l’ombrellone di coloro che preferiscono il rosa al giallo, senza mai abbassare la qualità delle loro letture, ricordando sempre, però, che Jane è… Jane.</p>

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		<title>Il concorso dell&#8217;agenzia letteraria Punctum. Un&#8217;opportunità da cogliere al volo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 12:26:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinzia.giorgio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è soltanto la passione per la letteratura ad animare la missione dell&#8217;Agenzia Letteraria Punctum, ma soprattutto l&#8217;universalità della cultura. Già nel  sito, redatto in tre lingue (italiano, francese e spagnolo), si esprime il loro impegno, come Agenzia Letteraria solidamente impegnata nella promozione della &#8230; <a href="http://www.velutlunapress.com/site/?p=748">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non è soltanto la passione per la letteratura ad animare la missione dell&#8217;<strong>Agenzia Letteraria Punctum</strong>, ma soprattutto l&#8217;universalità della cultura. Già nel  sito, redatto in tre lingue (italiano, francese e spagnolo), si esprime il loro impegno, come Agenzia Letteraria solidamente impegnata nella promozione della letteratura contemporanea meno nota ma di indubbia qualità artistica, nel valicare i confini linguistici e nel permettere che autori di lingue e nazionalità diverse possano incontrarsi &#8211; sempre, stiamo parlando di quegli ottimi autori &#8220;meno noti&#8221; che, per molte ragioni commerciali più che culturali, sono di fatto esclusi dai grandi meccanismi dell&#8217;industria editoriale. L&#8217;agenzia a tal proposito ha pubblicato da poco il bando ufficiale in italiano del primo concorso letterario internazionale indipendente. Concorreranno, per un premio del valore complessivo di € 3.000, autori di tutto il mondo (o, per lo meno, di quella parte del mondo che parla italiano, francese o spagnolo). Tutte le informazioni si trovano sul loro sito e buona fortuna!<span id="more-748"></span></p>
<p style="text-align: justify;">  <a tabindex="-1" href="https://www.facebook.com/pages/Punctum-Literary-Management/467431963316086?ref=nf" target="" data-ft="{&quot;type&quot;:41,&quot;tn&quot;:&quot;E&quot;}"><img src="https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-snc7/373144_467431963316086_226136243_n.jpg" alt="" /></a></p>
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<div data-ft="{&quot;type&quot;:11,&quot;tn&quot;:&quot;C&quot;}"><strong><a href="https://www.facebook.com/pages/Punctum-Literary-Management/467431963316086" target="" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=467431963316086">Punctum Literary Management</a></strong></div>
<div data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;M&quot;}">International literary agency for the management of books, writers and editorial projects.</p>
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		<title>“Ossessione” di Stephen King. La follia di un ragazzo come tanti, tra fiction e cronaca.</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 15:18:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandra.rinaldi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Placida e sonnolenta provincia americana, metà degli anni Settanta. Quando Mrs. Underwood, insegnante di matematica al Liceo di Placerville, cade con il fianco sulla cattedra e, da lì, rotola per terra, il cranio squarciato da un colpo di pistola, la &#8230; <a href="http://www.velutlunapress.com/site/?p=740">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/ossessione-1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-741" src="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/ossessione-1.png" alt="" width="181" height="278" /></a>Placida e sonnolenta provincia americana, metà degli anni Settanta. Quando Mrs. Underwood, insegnante di matematica al Liceo di Placerville, cade con il fianco sulla cattedra e, da lì, rotola per terra, il cranio squarciato da un colpo di pistola, la lezione non è cominciata da molto.<span id="more-740"></span></p>
<p style="text-align: justify;">A costo di rovinarvi la sorpresa, è stato Charlie Decker, un ragazzo come tanti. Ma il bello è che i circa quaranta occhi, ancora assonnati, dei suoi compagni, che hanno assistito alla scena, restano spenti, come di fronte alle equazioni scritte sulla lavagna. Nessuno grida, né fugge via. Charlie si chiude la porta alle spalle e si siede in cattedra, iniziando una <em>disperata avventura </em>che coinvolgerà, nella sua intima ossessione, la vita e il destino di una classe intera, pronta a rispondere in modi inaspettati e imprevedibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Segreti di sesso, di sangue, di odio vengono alla luce, snocciolati uno ad uno dagli stessi protagonisti, che sembrano cogliere al volo la macabra occasione per gettare la maschera dell’ipocrisia, pronti a rimetterci la reputazione, la sanità mentale e perfino la vita. Il garbuglio che si dipana, oscuro, davanti ai nostri occhi va ben oltre le bravate tra ragazzi e le piccole ingiustizie della quotidianità di provincia, mentre fuori da quel sorprendente microcosmo ordinato si affollano impacciate e impreparate forze dell’ordine e cronisti assetati di sangue.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutto ciò Charlie agisce da potente catalizzatore per scatenare <a href="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/ossessione-21.png"><img class="alignright size-full wp-image-743" src="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/ossessione-21.png" alt="" width="160" height="250" /></a>la follia nascosta dietro ogni falso sorriso che ha di fronte. Unico figlio di una madre debole e di un padre violento, Charlie Decker è un ragazzo schivo e sensibile, che mal tollera le prepotenze, fino a fare un’ossessione del suo segreto senso di lealtà e giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">In un crescendo di tensione, il maestro dell’horror americano, Stephen King, coglie magnificamente nel segno con questo romanzo assai meno conosciuto di tanti altri capolavori, ma da rivalutare, perché ugualmente all’altezza del suo stile inconfondibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Scritto in tempi non sospetti rispetto ai recenti fatti di cronaca che sembrano emularlo, è il primo romanzo di Stephen King, anche se fu pubblicato nel 1977, dopo l’uscita di “Carrie”, con lo pseudonimo di Richard Bachman, assieme ad una serie di titoli oggi ben più noti.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio a causa dei numerosi tentativi di emulazione, il romanzo è ormai fuori produzione per volere dello stesso King, al quale fu chiesto di ritirarlo dal commercio dopo l’ennesima strage in una scuola superiore, quando girò la voce che, in camera dell’adolescente che aveva fatto fuori buona parte dei suoi compagni, era stata trovata una copia di questo libro.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia King, a quanto pare non troppo attaccato a questa sua prima opera, che considerava troppo acerba e priva del fascino del soprannaturale, che sembra rappresentarlo al meglio nel panorama dell’horror, non ha fatto mistero di aver accolto di buon grado la richiesta di far cadere nel dimenticatoio questo thriller assolutamente impeccabile. Ma è qui che il romanzo <em>si vendica</em>, beffardo, vivendo ormai vita propria: sghignazzando alle spalle dello stesso creatore è diventato quasi oggetto di culto da parte di molti <em>fan</em>, che ancora oggi, tra <em>Ebay</em> e mercatini, cercano di accaparrarsene qualche rara copia ancora in circolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Lineare, asciutta, a tratti cruda, la vicenda è intervallata dai lucidi pensieri di Charlie, che la narra in prima persona, tra un ricordo e l’altro della sua giovane vita, in un catartico tentativo di dare un senso a ciò che <em>subisce</em> ogni giorno e sfogo alla noia e all’ossessione di giustizia, che si è annidata in lui da lungo tempo ed è esplosa nella violenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Charlie è un <em>bravo ragazzo</em>, al quale non si può fare a meno di affezionarsi nel corso della lettura, in barba al suo macabro e ingiustificabile gesto. Perché l’essere umano che nega l’evidenza è sempre più spesso carnefice di sé stesso e il confine tra la normalità e la follia è così labile e inspiegabile che da sempre preferiamo ignorarlo, riducendolo a fatto di cronaca datoci in pasto tra un’incombenza e l’altra della nostra vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/ossessione-3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-744" src="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/ossessione-3-186x300.jpg" alt="" width="186" height="300" /></a>Spesso, sembra quasi suggerirci lo stesso King, è fin troppo facile voltarsi dall’altra parte e classificare come gesti squilibrati queste disperate richieste d’aiuto, soprattutto quando provengono da giovani e adolescenti che ci piace immaginare storditi dalla droga o da chissà cos’altro quando imbracciano le armi magari contro i loro stessi coetanei.</p>
<p style="text-align: justify;">Così apparenti ragazzi della porta accanto diventano squilibrati assassini, in un coro di <em>non posso crederci </em> e <em>te l’avevo detto</em>, vittime di ciò che li ha generati. Ma prima che la <em>fiction</em> si trasformi di nuovo in realtà e che malesseri segreti diventino proiettili, siamo sicuri di essere davvero immuni da questo <em>virus</em>?</p>
<p style="text-align: justify;">Meglio non domandarselo neppure, almeno fino al prossimo telegiornale.</p>

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		<title>Appuntamento A Casa del Diavolo. Intervista a Romano De Marco</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 14:39:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinzia.giorgio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Romano De Marco, abruzzese classe 1965, ha esordito nel panorama letterario italiano con il romanzo Ferro &#38; Fuoco (Giallo Mondadori, marzo 2009). Ha al suo attivo svariati premi letterari e un’intensa attività di collaborazione con riviste quali Action, diretta da &#8230; <a href="http://www.velutlunapress.com/site/?p=733">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/romanodemarco2012_home2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-734" title="romanodemarco2012_home2" src="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/romanodemarco2012_home2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Romano De Marco, abruzzese classe 1965, ha esordito nel panorama letterario italiano con il romanzo <em>Ferro &amp; Fuoco</em> (Giallo Mondadori, marzo 2009). Ha al suo attivo svariati premi letterari e un’intensa attività di collaborazione con riviste quali <em>Action</em>, diretta da Stefano Di Marino, e <em>Writer’s Magazine Italia</em>, diretta da Franco Forte, entrambe edite da Delos Books. Collabora anche con il sito <em>Thriller Magazine</em> e dal 2011 è diventato direttore artistico di <em>Estate Letteraria</em>, una rassegna di incontri con autori che si svolge a Ortona, in provincia di Chieti. A Gennaio 2013 è uscito il suo ultimo romanzo, il thriller <em>A Casa del Diavolo</em> per la collana <em>Time Crime</em> di Fanucci. La storia è ambientata in un’inedita e inquietante cittadina della provincia aquilana e ha per protagonista un banchiere: Giulio Terenzi. Con il classico ritmo del thriller, De Marco ci accompagna, talvolta non senza una sottile venatura ironica, nell’abisso di un mondo fatto di intrighi dove la seduzione del male la fa da padrone. Lo abbiamo incontrato per chiedergli da cosa sia nata l’idea per il romanzo e per farci comprendere a fondo il suo universo autorale.<span id="more-733"></span></p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Parliamo subito del suo ultimo romanzo, <em>A Casa del Diavolo</em>. L’arrivo del protagonista in un piccolo e misterioso borgo abruzzese. L’impatto con una realtà a lui sconosciuta. È anche questo il demone di cui parla il titolo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> Sì, al di la dei vari misteri che si dipanano nella trama, mi piace pensare che il vero fulcro della storia sia costituito dal percorso che il protagonista è costretto a compiere, nel corso del romanzo, alla scoperta di se stesso. Giulio Terenzi è il classico prodotto di un certo tipo di ambiente sociale e lavorativo, un uomo apparentemente sicuro di se e pervaso da una fastidiosa arroganza condita da autoreferenzialità. Tutti aspetti che si dimostreranno estremamente fragili all&#8217;impatto con la nuova situazione nella quale si troverà ad operare, ovvero un paese piccolo oppresso da una cappa di ignoranza e superstizione. Un luogo dove le sue credenziali e il suo aspetto vincente, non gli garantiranno alcun privilegio. Per lui sarà inevitabile rimettersi in gioco e scoprire, anche dolorosamente, quali sono i suoi veri sentimenti, le sue paure, le sue debolezze. Ne uscirà fuori un uomo completamente diverso da quello che egli stesso aveva creduto di essere.<a href="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/CopCasaDiavolo.gif"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-735" title="CopCasaDiavolo" src="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/05/CopCasaDiavolo-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanto tempo ci è voluto per studiare i simboli che rimandano a un evo buio e sconvolto dalla superstizione?<br />
</strong>In realtà il satanismo e la stregoneria sono temi che vengono trattati nel romanzo in maniera molto marginale. Senza svelare troppo della trama, potrei dire che sono degli specchietti per le allodole, dei pretesti che nascondono realtà molto più prosaiche come, per esempio, la truffa bancaria perpetrata ai danni di una ricca e anziana nobildonna residente da sempre nel piccolo borgo di montagna. Sono state sufficienti alcune sedute in rete, supportate dalla consultazione di testi che già avevo in casa, per garantire una trattazione corretta del tema, e salvaguardare quella onestà nei confronti del lettore che è sempre il mio obiettivo principale come narratore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come il Robert Langdon di Dan Brown, il suo Giulio Terenzi si imbatte in millenari misteri e paure ancestrali. Cosa c’è in comune tra i due e cosa li differenzia? Sono entrambi chiamati a sciogliere enigmi del passato e legati profondamente a terre ricche di storia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> Langdon è un accademico che ha fatto del mistero la sua professione, mentre Terenzi è una sorta di &#8220;Yuppie&#8221; fuori tempo massimo che non prova alcun interesse nell&#8217;imbattersi in misteri ed enigmi. Se c&#8217;è qualcosa che, forse, li accomuna è che sono entrambi uomini non dediti alla violenza e all&#8217;azione ma che, ciò nonostante, riescono, al momento giusto, a tirar fuori delle inaspettate risorse che li rendono capaci di affrontare anche le situazioni più disperate. Posso aggiungere che, probabilmente, questa è una caratteristica che più che accomunare i personaggi accomuna i narratori&#8230; perché in qualche modo bisogna pur districarsi da situazioni di trama complesse e, apparentemente,  senza uscita.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Ci parli dei suoi progetti futuri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> Attualmente ho ben tre lavori inediti pronti. Uno è il seguito di <em>Ferro e Fuoco</em>, il mio romanzo d&#8217;esordio uscito nel 2009 sul Giallo Mondadori. Doveva essere una saga ma si è interrotta col primo capitolo a causa di mutati programmi della casa editrice, nonostante l&#8217;ottimo riscontro di vendite e di critica che hanno portato a una sua riedizione in libreria nel 2012. Non so ancora se e quando pubblicherò questo &#8220;sequel&#8221;, dipende da un progetto televisivo-cinematografico che riguarda quei personaggi e al quale sto lavorando da qualche tempo insieme a un regista di Roma. Il secondo è un romanzo breve per dei versi simile al mio <em>A Casa del Diavolo</em>. È la storia di un uomo qualunque accusato ingiustamente di un delitto orribile che riesce ad evitare il carcere per un cavillo e si mette a caccia del vero colpevole. Mi era già stata offerta la pubblicazione, ma sono ancora indeciso se rimetterci mano per ampliarlo con nuovi personaggi o lasciarlo così. Il terzo è il progetto a cui tengo maggiormente e nel quale credo di più. È a tutti gli effetti un post-poliziesco. La storia di un ex sbirro caduto nel baratro della dipendenza da alcool e droga e finito a vivere ai margini della società come clochard, dopo aver tradito tutto ciò che di sacro aveva avuto nella vita. Quando sua figlia maggiorenne (che non vede da almeno dieci anni) scomparirà misteriosamente senza lasciare traccia, l&#8217;ex poliziotto troverà la forza di iniziare un durissimo percorso di catarsi, fisica e spirituale, necessario a riacquistare le forze per tentare di far luce sulla scomparsa della ragazza. Lo aiuteranno, nell&#8217;indagine non autorizzata, il suo ex amico e socio, ancora nella polizia, e un anziano investigatore milanese dal passato misterioso. È un romanzo che non tralascia tensione narrativa e azione ma che si sofferma molto anche sulle psicologie dei personaggi e approfondisce le dinamiche dei loro rapporti interpersonali.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Cosa legge Romano de Marco e quali libri si sente di consigliare ai suoi lettori? E cosa consiglia di fare, invece, a chi vuole intraprendere la difficile carriera di romanziere?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Amo follemente la letteratura e sono un avido &#8220;consumatore&#8221; dei classici che non ho letto in gioventù (quando preferivo la narrativa di genere). Sono molto curioso nei confronti dei contemporanei e faccio buon uso dei consigli che mi provengono da amici scrittori (e non) dei quali ho la massima stima e fiducia. Il mio autore preferito in assoluto è Giuseppe Pontiggia del quale ho letto e ri-letto tutto più volte, ma amo molto anche Kafka, Calvino, Buzzati, Borges. Le ultime scoperte (proprio grazie ai consigli di cui sopra) sono stati Roberto Bolano, Andrea Bajani e il talentuoso Emmanuele Bianco. Un consiglio secco per una lettura straordinaria: <em>Il tempo dell&#8217;innocenza</em>, di Raul Montanari. L&#8217;essenza del post noir, ovvero letteratura alta che non rinuncia alla tensione narrativa senza far uso di indagini e detective e utilizzando una scrittura assolutamente limpida e fruibile da un pubblico &#8220;trasversale&#8221; di lettori. Insomma, un piccolo miracolo. Riguardo ai consigli, l&#8217;unico sensato che mi sento di dare è di non cercare di fare tutto da soli e togliersi dalla testa l&#8217;idea di aver scritto il capolavoro del secolo o di essere più bravi di chi vende tante copie. Prima regola, soprattutto per gli esordienti: affidarsi a persone serie per un lavoro di editing narrativo fondamentale per centrare l&#8217;obiettivo di essere adeguati al mercato dei lettori. Seconda: affidarsi ai servizi di un agente in grado di proporre il manoscritto alle case editrici giuste che in quel preciso momento sono alla ricerca di quel determinato tipo di romanzo. Il mercato editoriale è in continua evoluzione e non è pensabile di fare tutto da soli. Certo, c&#8217;è chi c&#8217;è riuscito, ma parliamo di uno su centomila. Se si desidera avere qualche chance in più è fondamentale lavorare in team!</p>

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		<title>“Il caso Jane Eyre” di Jasper Fforde. Il fascino del fantasy di nicchia.</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 08:10:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandra.rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alibi]]></category>
		<category><![CDATA[Collane]]></category>
		<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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		<description><![CDATA[È un 1985 diverso: i libri sono il bene più prezioso al mondo e il tempo non è più la costante universale alla quale siamo abituati, ma un contenitore dai confini assai labili, dove realtà e fantasia spesso si incontrano &#8230; <a href="http://www.velutlunapress.com/site/?p=722">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/04/caso-jane-eyre.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-723" src="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/04/caso-jane-eyre-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>È un 1985 diverso: i libri sono il bene più prezioso al mondo e il tempo non è più la costante universale alla quale siamo abituati, ma un contenitore dai confini assai labili, dove realtà e fantasia spesso si incontrano e si fondono.<span id="more-722"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Thursday Next è una trentaseienne determinata e coraggiosa, di professione Detective Letteraria alla Divisione Operazioni Speciali, creata per gestire i servizi di polizia ritenuti troppo insoliti per le unità regolari. È una donna forte e dolce nello stesso tempo, che ama il suo lavoro, al quale ha dedicato con passione buona parte della sua vita. Ma non tutto è sempre andato come lei avrebbe voluto, anche Thursday ha i suoi spettri: il dolore per Anton, il fratello caduto in Crimea, dove la guerra non è mai finita e il rimpianto per Landen, suo unico amore ormai perduto.</p>
<p style="text-align: justify;">Caso dopo caso, l’esistenza di Thursday si snoda tra i bisticci con la madre, che la vorrebbe felicemente accasata, gli incontri fortuiti col padre, disertore della CronoGuardia, e le visite al laboratorio del vecchio e stravagante zio Mycroft e della zia Polly.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo zio Mycroft è un inventore un po’ stralunato, affascinato da sempre dall’elasticità del tempo e dello spazio che, dopo lunghi e numerosi esperimenti, trova la chiave per entrare e uscire fisicamente da un’opera letteraria.</p>
<p style="text-align: justify;">E qui iniziano i guai. L’invenzione del secolo cade nelle mani sbagliate: Acheron Hades, criminale diabolico e tra i più ricercati al mondo, rapisce il povero Mycroft e si appropria della scoperta.</p>
<p style="text-align: justify;">Hades arriva così a mettere in atto il suo malvagio proposito: sottrae il manoscritto di <em>Jane Eyre </em>dalla casa natale di Charlotte Brontë, riesce a fare irruzione tra le pagine del romanzo e, proprio sul più bello, rapisce la povera Jane, ancora in camicia da notte, poi chiede un riscatto altissimo. Il panico si diffonde tra i milioni di fan, disperati per l’accaduto.</p>
<p style="text-align: justify;">Thursday non se lo fa ripetere due volte: il caso è suo. Le indagini la coinvolgeranno a tal punto da riportarla a Swindon, sua cittadina natale, dove, tra dilemmi sentimentali, pressioni della potentissima Goliath Corporations e duelli all’ultimo sangue, farà di tutto per portare in salvo Jane e rimettere in sesto la sua vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Primo di una fortunata serie edita Marcos y Marcos, ancora poco nota in Italia, “Il caso Jane Eyre” è un sorprendente esperimento tra il <em>fantasy </em>e l’avventura nel quale nulla, ma proprio nulla, è lasciato al caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Intriso di richiami letterari, da Huxley a Orwell, da Conan Doyle alla Austen fino ai miti greci, Jasper Fforde ci dimostra, con un’eleganza innata, come per dare spazio alla fantasia non ci sia sempre bisogno di scomodare elfi e draghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra quasi che l’autore, ormai scrittore a tempo pieno, ma con alle spalle una lunga carriera dietro le quinte del cinema, si sia voluto riappropriare del proprio tempo in questa Londra del 1985, nella quale ci ha pensato la natura, dilatando le porte del tempo e dello spazio, a modellare l’esistenza dell’umanità, ancora così soggiogata da regimi e organizzazioni di dubbia onestà.</p>
<p style="text-align: justify;">Con un linguaggio così semplice da poter essere apprezzato anche dai ragazzi, ma con una tale ricchezza di contenuti da poter essere compresa a pieno solo dagli adulti, Fforde delinea in Thursday Next un’eroina impeccabile nel proprio lavoro, ma piena di debolezze nella vita, che combatte per rimanere ancorata alla realtà, in bilico tra la purezza dell’adolescenza e la consapevolezza dell’età adulta.</p>
<p style="text-align: justify;">“Il caso Jane Eyre” è un esperimento <em>fantasy </em>decisamente riuscito e<em> </em>squisitamente di nicchia, al quale persino i più schizzinosi non riusciranno a sottrarsi, fino all’ultima riga, perché una cosa è sicura: un mondo nel quale i libri sono il bene più prezioso chi vorrebbe lasciarselo sfuggire?</p>

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		<title>Il disagio minorile e la violenza. Intervista a Carla Cucchiarelli</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 12:45:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinzia.giorgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campus]]></category>
		<category><![CDATA[Collane]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il romanzo Ho Ucciso Bambi (edizioni 0111) della giornalista e scrittrice Carla Cucchiarelli colpisce per le forti tematiche sociali. L’autrice, vicecaporedattore di Tg3 Lazio della Rai che da sempre si occupa di temi sociali e di cultura, attraverso una narrazione dura &#8230; <a href="http://www.velutlunapress.com/site/?p=691">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/04/bambi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-692" title="bambi" src="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/04/bambi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il romanzo <strong><em>Ho Ucciso Bambi</em></strong> (edizioni 0111) della giornalista e scrittrice Carla Cucchiarelli colpisce per le forti tematiche sociali. L’autrice, vicecaporedattore di Tg3 Lazio della Rai che da sempre si occupa di temi sociali e di cultura, attraverso una narrazione dura e a tratti spigolosa, ci racconta l’incredibile storia di due ragazze: Silvia e Debora. Un giorno le due amiche entrano in classe e cominciano a sparare contro i loro compagni. Una storia di violenza non sui minori, ma dei minori che colpisce e apre una ferita ancora sanguinante, dopo l’orribile strage in una scuola elementare degli Stati Uniti e il recente attentato durante la Maratona di Boston. La Cucchiarelli ha reso perfettamente l&#8217;inquietudine delle ragazze di oggi con un linguaggio crudo, ma allo stesso tempo sereno, perché nella loro crudeltà le due giovani assassine sembrano quasi ingenue. Le parole di Sara, il personaggio che meglio incarna l’ansia di vivere dei giovani, sono indicative di uno stato di cose che i ragazzi capiscono meglio degli adulti: “tutti noi che siamo stati in quella classe siamo colpevoli”. È tristemente vero, la società, sembra dire Sara, è colpevole e noi attraverso di lei. Abbiamo chiesto all’autrice di aiutarci a capire il disagio minorile e la forte inquietudine che traspare dalle pagine del suo romanzo.<span id="more-691"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il tema della violenza giovanile è un tema drammaticamente attuale. Lei stessa ci fa notare come Silvia e Debora, le sue protagoniste, siano due studentesse normali. Cosa spinge, secondo lei, i giovani a commettere atti violenti, talvolta estremi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Penso che la violenza sia nascosta dentro ognuno di noi. Jung parlava dell’Ombra, cioè di tutto quell’insieme di emozioni e sentimenti che non accettiamo di avere, che rimuoviamo perché consideriamo eticamente sbagliato. Poi un giorno un qualcosa tira fuori la rabbia, il livore, un’aggressività che non sapevamo di possedere e allora ci sentiamo in colpa perché ci confrontiamo con le nostre aspettative e il giudizio sociale. Silvia, invece, non ha confini né limiti. Per lei la violenza è un modo per imporsi, farsi ascoltare, esistere. La famiglia non le ha dato una direzione precisa, non le ha suggerito leggi. Anzi. Considera un suo diritto affermarsi “contro” gli altri. Ha una profonda ammirazione per chi si è distinto uccidendo o sparando. Ecco, se proprio vogliamo prendere questa adolescente come esempio, potremmo dire che, in qualche modo, il dilagare della violenza giovanile nasce anche da un abbandono, da una mancanza di regole certe, di parametri. Cosa è bene e cosa è male? Questo è diventato difficile da capire. E poi, se non ci sono obiettivi da raggiungere, un ambiente sociale positivo verso cui tendere, nel quale inserirsi, si finisce per attaccare lo stesso sistema, diventando violenti, a volte in modo davvero estremo. Ma il discorso è lungo e complesso. Vorrei solo aggiungere che la violenza, a mio avviso, nasce soprattutto da una mancanza d’amore, sia in senso personale, sia in senso collettivo. Una società che non ha rispetto per i suoi giovani ha delle colpe.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Bullismo al femminile, quando si è abituati a declinarlo al maschile. L&#8217;idea nasce da un vissuto che ha avuto modo di verificare durante il suo lavoro di giornalista?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Difficile dire dove nascano le idee. Quando ho iniziato a scrivere questo libro avevo una storia in mente che non è mai nata, si è trasformata in altro. Io volevo comunque raccontare il disagio delle adolescenti davanti ad un mondo che pensa ancora solo al maschile. Quando mia figlia, che oggi ha diciassette anni, per la prima volta si trovò davanti al padre di un suo amichetto che faceva differenza tra loro due, sostenendo che il figlio doveva spingere l’altalena in quanto “maschio”, sgranò gli occhi. Quel<br />
suo stupore mi è rimasto dentro come un coltello. Lei andava ancora all’asilo. Quel suo stupore mi è sembrato quello del bambino della favola che urla “il re è nudo”. Le bambine di oggi, le ragazze che racconto, credo, sentono questo urlo nelle loro orecchie e provano a capovolgere le regole del gioco. Anche se a modo loro, anche con la rabbia e la violenza. Col tempo, come giornalista, ho avuto modo di verificare che il “bullismo al femminile” esiste, che va raccontato. Ricordo, ad esempio, l’episodio di una studentessa picchiata, a Roma, dalle compagne di scuola perché portava i tacchi alti. E’ solo uno dei tanti che mi hanno fatto pensare di andare nella direzione giusta.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Si dice spesso che i giovani non hanno prospettive, sono demotivati in partenza, non hanno ideali. Lei cosa ne pensa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Penso che assistiamo al progressivo invecchiamento della società. È sotto gli occhi di tutti. I giovani non hanno nessuna speranza di collocarsi in tempi rapidi nel mondo del lavoro, difficoltà a costruirsi una famiglia, a pensare a un figlio, a una casa. “Ci hanno rubato il futuro” è uno slogan che la dice lunga. Il mondo però non si ferma, fortunatamente. Ci sono tantissimi studenti che s’impegnano con ostinazione, che portano avanti i loro sogni e i loro ideali, contro tutto e  tutti. Hanno passioni che li spingono a lottare. La speranza rimane. Rimane la voglia di costruire come formichine, sapendo di doversi scontrare con la realtà. Ciò che trovo davvero triste è che molti giovani siano costretti a lasciare l’Italia per potersi affermare, studiare con prospettive, cercare altre strade. E sono tantissimi i ragazzi che stanno partendo per studiare o per lavorare all’estero. So quanto costerà questo loro e quanto farà soffrire i loro genitori, ma penso che sia una soluzione concreta per andare avanti e, finalmente, esistere.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Lei è molto impegnata anche sul fronte della violenza sulle donne. Ha progetti in questa direzione per l&#8217;immediato futuro?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Grazie per questa domanda, infatti è un tema che mi è molto caro. Ovviamente continuerò a cercare di dar voce a chi non la ha, anche con il mio lavoro. Qualche anno fa con Maria Grazia Passeri e Vincenzo Mastronardi abbiamo scritto un libro a sei mani per raccontare l’esperienza di un’associazione che si occupa di donne, aiutandole concretamente dal punto di vista economico e legale. Per diversi mesi ho intervistato le persone che si rivolgevano al “Salvamamme”, donne per lo più straniere, spesso sole a Roma, senza marito e senza una rete familiare di sostegno. Le loro storie e i loro volti li ho portati con me nel tempo. Mi hanno insegnato molto, anche la forza quotidiana per vincere le difficoltà. Alcune di loro avevano subito violenze, in famiglia e non, una persino mi raccontò di essere stata stuprata all’aeroporto, appena arrivata a Roma. Vicende che non si dimenticano. Ed ora? Un progetto nel cassetto per parlare di donne, sempre legato alla scrittura c’è, ma è davvero troppo presto per parlarne. Anche per scaramanzia. Spero di riuscire a realizzarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">

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		<title>“Peccatrice moderna” di Carolina Invernizio. Riscoperta di un fenomeno culturale.</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 07:19:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandra.rinaldi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Collane]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[In una Torino oscura e misteriosa di inizio Novecento Sultana Sigrano è una donna dalla bellezza ammaliante e dall’esistenza apparentemente ineccepibile. Possiede tutto ciò che si potrebbe desiderare: un marito avvocato, benestante e premuroso, dei figli ubbidienti e bellissimi, una &#8230; <a href="http://www.velutlunapress.com/site/?p=683">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/04/Invernizio-Peccatrice-moderna.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-684" src="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/04/Invernizio-Peccatrice-moderna.jpg" alt="" width="175" height="241" /></a>In una Torino oscura e misteriosa di inizio Novecento Sultana Sigrano è una donna dalla bellezza ammaliante e dall’esistenza apparentemente ineccepibile. Possiede tutto ciò che si potrebbe desiderare: un marito avvocato, benestante e premuroso, dei figli ubbidienti e bellissimi, una casa elegante e lussuosa. Ma dietro a questa vita perfetta si nasconde una manipolatrice senza scrupoli, alla ricerca di passioni dai colori sempre più forti, pronta a concedersi a tutti gli amanti che desidera, di qualsiasi estrazione sociale essi siano, passando da una storia all’altra.<span id="more-683"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Quando Alceste, giovane autista di casa Sigrano e sua ultima fiamma, la minaccia di rivelare la loro torbida relazione pur di tenerla legata a lui, Sultana non esita  a ucciderlo barbaramente, mascherando l’accaduto dietro a un banale incidente, dopo che egli ha fatto irruzione nelle sue stanze durante la notte, accecato dal desiderio. Ma stavolta non tutto sembra andare come Sultana ha pianificato e il suo microcosmo dorato è minacciato dell’intervento di Maria, giovane fidanzata di Alceste, decisa a far luce su quella tragica morte, e da una fitta trama di personaggi e coincidenze, dietro alle quali nulla è come sembra, con un epilogo davvero sorprendente.</p>
<p style="text-align: justify;">In un diabolico intreccio a tinte forti, alla continua ricerca del colpo di scena e dell’espressione ad effetto, Carolina Invernizio conduce i suoi lettori a verità sconcertanti, regalandoci una protagonista così superbamente cattiva da apparire a tratti quasi inverosimile nella sua lucida volontà di perseguire la perversione a ogni costo.</p>
<p style="text-align: justify;">Amatissima da un vasto pubblico di lettrici di estrazione borghese, <a href="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/04/Invernizio-Foto.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-685" src="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/04/Invernizio-Foto.jpg" alt="" width="200" height="273" /></a>ma apertamente disprezzata dalla critica, Carolina Invernizio rappresenta forse il primo fenomeno culturale di largo consumo della letteratura italiana del secolo scorso a lungo ignorato. Dal 1907 fino alla morte si legò alla casa editrice Salani che le dedicò una collana all’interno della quale furono pubblicati circa 130 romanzi che spaziavano dal poliziesco, al gotico, al romanzo d’appendice, al romanzo storico sociale nel quale fu maestra indiscussa, nonostante le critiche del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad oggi i suoi intrecci complicatissimi, caratterizzati dalla morbosità delle passioni e dalla violenza degli accadimenti, sono stati ampiamente rivalutati per l’importanza che hanno rivestito nel panorama della letteratura italiana di intrattenimento, rispecchiando l’esigenza, nata nel secolo appena trascorso, di romanzi dedicati ad un pubblico sempre più ampio e vorace, bramoso di attraversare di quell’imponderabile confine tra vita quotidiana e tragedia moderna.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanto discussa nel suo tempo, oggi Carolina sarebbe senz’altro uno di quei fenomeni popolari tanto seguiti quanto sottovalutati dai più conservatori. Solo per sorridere ci piacerebbe immaginarla scaltra sceneggiatrice televisiva o magari opinionista in uno di quei <em>talk show </em>dedicati alla cronaca nera, che sembrano moltiplicarsi sempre di più nei nostri schermi, in virtù della sua esperienza di autrice così avvezza al sangue e alle passioni. Dopo più di trentacinque anni dall’ultima edizione, “Peccatrice moderna”, una delle ultime opere della scrittrice lombarda, torna ad ammaliare i lettori in un elegante edizione Avagliano anche in formato ebook.</p>

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		<title>“Accabadora” di Michela Murgia. Quando un romanzo è figlio dell’anima.</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 07:06:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandra.rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Collane]]></category>
		<category><![CDATA[Fabula]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[In una società in cui il bisogno di maternità ci porta spesso a un uso incondizionato di scienza medica e tecnologia, Michela Murgia ci ricorda come a volte, per diventare genitori o figli, basti uno sguardo, raccontando di usanze che &#8230; <a href="http://www.velutlunapress.com/site/?p=679">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/04/Michela-Murgia-Accabadora-Einaudi-164pp-13-euro.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-680" src="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/04/Michela-Murgia-Accabadora-Einaudi-164pp-13-euro-201x300.png" alt="" width="201" height="300" /></a>In una società in cui il bisogno di maternità ci porta spesso a un uso incondizionato di scienza medica e tecnologia, Michela Murgia ci ricorda come a volte, per diventare genitori o figli, basti uno sguardo, raccontando di usanze che sanno di antico e che è quasi impossibile collocare nel tempo, tanto il ricordo sembra affogare nel passato e la consuetudine secolare sembra rimanere attuale anche nell’Italia non troppo distante del Dopoguerra, in un’eternità fiabesca.<span id="more-679"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E “Accabadora”, Premio Campiello 2010, sembra proprio una fiaba, pervaso com’è dalla ricerca di vita e morte a ogni costo e da quella reale crudeltà che l’umana sete di spiegazioni cerca spesso di sedare col linguaggio fiabesco.</p>
<p style="text-align: justify;">Michela Murgia è nata a Cabras nel 1972 e nel 2006 ha pubblicato “Il mondo deve sapere”, che ha ispirato il film “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì. È una scrittrice poliedrica e di indiscussi profondità e talento, che ha prestato anche la propria voce per delle versioni audiolibro di molte delle sue opere, tra cui “Accabadora”.</p>
<p style="text-align: justify;">Bonaria Urrai è sola e senza figli, il suo cuore sopporta lo scorrere del tempo meglio del suo aspetto “forse era questo il motivo per cui Bonaria Urrai era vecchia da quando era giovane”.</p>
<p style="text-align: justify;">Maria Listru è una bambina di sei anni in una Sardegna arsa dal sole estivo dei primi anni Cinquanta “ed era l’errore dopo tre cose giuste”.</p>
<p style="text-align: justify;">É in un caldo pomeriggio di luglio che Bonaria Urrai porta la piccola Maria a casa con sé, dopo aver parlato con la madre sotto una pianta di limoni, e le dona un letto e una camera tutta sua, con le pareti piene di madonne e crocefissi, portando nell’immobilità della vita di entrambe la gioia di un affetto senza riserve, di un pensiero prezioso prima di coricarsi, della speranza di famiglia che vada oltre la parentela.</p>
<p style="text-align: justify;">“Fillus de anima.</p>
<p style="text-align: justify;">È così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un’altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell’anima di Bonaria Urrai.”</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è l’incipit del romanzo di Michela Murgia e queste poche righe sono bastate per scavare una nicchietta di curiosità e interesse così profonda dentro di me, da portarmi a non staccare più gli occhi dal libro fino all’ultima preziosa parola.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli avvenimenti scorrono, in questa Sardegna difficile degli anni Cinquanta, cesellati in uno stile elegante e delicato che evoca immagini vivide, come solo un buon libro riesce a fare, in un costante senso di commozione che non è dovuto al banale immedesimarsi nei personaggi che spesso compiano nel nostro intimo quando leggiamo, ma alla sensazione di <em>non detto</em> e a quella costante paura, che ci accompagna nella vita, che dietro una timida felicità, tanto faticosamente guadagnata, si nasconda la tragedia imminente, il degenerare degli eventi, il fato crudele aldilà di ogni controllo, che farà rimpiangere perfino una lieve quiete ormai perduta.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi sono trovata a rispecchiarmi in Maria, né in Bonaria, ma a volte ho rivisto me stessa nella consapevolezza tardiva che la felicità era lì, nelle mie mani, molto più semplice e leggera delle mie aspettative, solo un istante dopo che era svanita per sempre. E leggendo avrei voluto guardare negli occhi la piccola Maria e dirle che non sempre tenere celato un segreto significa mentire e non essere leali con sé stessi o con gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">La Murgia dipinge personaggi che a prima vista sembrano lontani a da noi, sia nel tempo, sia nella frenesia del quotidiano, ma che nell’implacabile intercambiabilità dell’esistenza ci sono seduti accanto, come sull’autobus o al cinema, e siamo consapevoli che prima o poi, almeno una volta nella vita, prenderemo il loro posto e guarderemo il dolore e la delusione venirci incontro senza poter fare nulla per evitarli. Forse è proprio questa certezza che quasi ci porta a leggere con un piccolo tumulto nel cuore, sperando che noi stessi nelle medesime circostanze non compiremo gli stessi errori delle nostre protagoniste, ma coscienti che in realtà sarà esattamente così.</p>
<p style="text-align: justify;">Per molto tempo Maria crede che Tzia Bonaria faccia solo la sarta. La prima volta che la bambina si accorge che Bonaria esce di notte ha otto anni e le chiede dove stia andando. Ma ci sono segreti che nessuna madre può rivelare a una figlia e quando Bonaria torna a casa, a notte fonda, Maria dorme e non se ne accorge neppure. Il giorno dopo la vecchia e la bambina si vestono di nero e si recano al funerale di un vicino di casa per onorare il morto e la vedova, che accoglie Bonaria con uno slancio che stupisce molto Maria. Poi, per molti anni, più nulla, Bonaria non esce più di notte. Ma il suo segreto non rimarrà nascosto per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Acabar</em>, dallo spagnolo, finire. In sardo <em>accabadora </em>è colei che finisce. Colei che mette fine a vite già spente. Agli occhi della comunità il suo non è il gesto di un’assassina, ma solo il destino che si compie, risparmiando la sofferenza. Ma chi è davvero l’accabadora di Soreni, il piccolo paesino sardo dove si svolge questa insolita fiaba moderna? Chi è l’ultima madre che accompagna i figli della terra verso nuove mete assai lontane? Che volto si nasconde dietro questa figura tanto oscura da sembrare quasi mitologica? E Maria, crescendo, riuscirà a smussare gli spigoli del suo carattere di piccola donna e a sopportare il peso di un segreto tanto imprevedibile?</p>
<p style="text-align: justify;">“Accabadora” è un romanzo che ha il valore speciale delle cose che si scelgono e la sorpresa, a volte dolce a volte amara, delle cose che accadono senza avvertire e che si può solo imparare ad accogliere umilmente. Come la vita e la morte.</p>

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		<title>Salotti Letterari Leusso: Letteratura e Cinema</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 12:56:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>administrator</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campus]]></category>
		<category><![CDATA[Collaboratori]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Si terrà il 17 aprile 2013 dalle ore 18 il salotto letterario dell’associazione Leusso (viale regina Margherita 1, Roma). Il tema su cui si discuterà sarà “Letteratura e Cinema” con gli interventi dello scrittore Leoni e del produttore Biondi. Si &#8230; <a href="http://www.velutlunapress.com/site/?p=668">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/04/Leusso-logo-piccolo1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-669" title="Leusso - logo piccolo" src="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/04/Leusso-logo-piccolo1.jpg" alt="" width="85" height="88" /></a>Si terrà il 17 aprile 2013 dalle ore 18 il salotto letterario dell’associazione Leusso (viale regina Margherita 1, Roma). Il tema su cui si discuterà sarà “Letteratura e Cinema” con gli interventi dello scrittore Leoni e del produttore Biondi. Si passerà poi alla presentazione del romanzo “L’Enigma Botticelli” di Cinzia Giorgio con letture dell’attrice Roberta Caronia, commento di Lucia Perremuto e introduzione del giornalista e blogger Sam Stoner.<span id="more-668"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Interverranno:</p>
<p style="text-align: justify;">Giulio Leoni (scrittore)</p>
<p style="text-align: justify;">Claudio Biondi (produttore cinematografico)</p>
<p style="text-align: justify;">Lucia Perremuto (ricercatrice)</p>
<p style="text-align: justify;">Letture: Roberta Caronia</p>
<p style="text-align: justify;">Moderano: Cinzia Giorgio (per il salotto) e Sam Stoner (per la presentazione)</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/04/foto-12.jpg"><img class=" wp-image-675 aligncenter" title="foto (1)" src="http://www.velutlunapress.com/site/wp-content/uploads/2013/04/foto-12-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a></p>

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